Il termine più appropriato con cui chiamare questo frutto è cocomero dal latino scientifico Cucumis citrullus; la definizione di cocomero viene utilizzata per lo più in tutta l’Italia centrale, nel Meridione l’espressione comune è melone d’acqua mentre in Toscana viene anche chiamato popone. Anguria, il cui nome risale al tardo greco angurion che indicava propriamente il cetriolo, è invece un termine più regionale che si utilizza comunemente in tutto il Settentrione. la composizione dell'anguria si distingue dagli altri frutti per avere la più elevata quantità di acqua. Ossia il 92% e l'8% di zuccheri semplici, nello specifico il fruttosio. gli zuccheri sono 3.7 grammi all’etto per cui non molti, ma la sua dolcezza deriva dal fruttosio che costituisce il 37% degli zuccheri totali. Il suo apporto calorico è di 15 kcal ogni 100 gr. Contiene carotenoidi tra cui spicca il licopene, un antiossidante che combatte i radicali liberi e sembra essere utile nella prevenzione di diversi tipi di tumori, sono inoltre presenti le vitamine A, B, B6 e C il Potassio il fosforo ed il magnesio. Grazie al suo contenuto di vitamina B6, che il corpo utilizza per sintetizzare la dopamina che è promotrice del benessere, è considerato un frutto energetico. La sua stagionalità in Italia va da Maggio a Settembre. Venendo alle sue proprietà possiamo dire che è utile in caso di cistite, ipertensione, anemia stipsi ed emorroidi, è considerato un ottimo disintossicante e drenante contro la cellulite e la ritenzione idrica. Visto che contiene citrullina , un aminoacido non essenziale che, reagendo agli enzimi del corpo umano, si trasforma in arginina, che dilata i vasi sanguigni, dona al frutto proprietà che aiutano a prevenire l'ipertensione e le malattie cardiache. Il mio consiglio è quello di fare attenzione ad assumerla qualora si soffra di colite o colon irritabile, o in caso si soffra di allergie alle graminacee ed al polline, poiché contiene ed attiva l’istamina, è inoltre da valutare attentamente il consumo per chi è intollerante ai salicilati, gli stessi che si usano in campo farmaceutico per la preparazione di medicine, prima fra tutte l’aspirina, che sono contenuti naturalmente nella sua polpa. Ci terrei a fare un po’ di chiarezza sul fatto che questo frutto pur essendo al palato molto dolce possa essere consumato anche dalle persone diabetiche: l’anguria ha indice glicemico pari a 75 ed è curioso perché, per quanto zuccherina sia, sembra impossibile che mangiarla possa indurre la stessa risposta glicemica di un paio di cucchiai di zucchero che ha indice glicemico pari a 70, per tranquillizzarvi vi anticipo che infatti non lo fa. In pratica dovrebbero essere 50 grammi di zuccheri contenuti nell’anguria a causare una risposta glicemica superiore a quella di una pari quantità di zucchero raffinato, ma visto che, a differenza dello zucchero, l’anguria è formata per oltre il 90 per cento da acqua e solo per il 7,5 per cento circa da zuccheri è evidente che per ottenere 50 g di zuccheri dall’anguria bisogna ingerire 600-700 g contro i 50 grammi di zucchero semolato. Infatti l’anguria fornisce solo 30 calorie per cento grammi contro le 387 dello zucchero. Sembra evidente che l’indice glicemico ha un senso solo se si tiene conto della quantità di carboidrati effettivamente contenuti in un alimento, oggi dunque è molto più sensato prendere in considerazione il carico glicemico . Dunque l’indice glicemico, con le debite eccezioni, fornisce sicuramente indicazioni valide, ma solo se lo si considera nel modo corretto ed in relazione al carico glicemico. Chiarisco inoltre che a parità di zuccheri ingeriti, quelli a basso indice glicemico sono più salutari e permettono di ingentilire la curva glicemica e la risposta insulinica, limitando quindi il rischio di ipoglicemia, ossia il calo degli zuccheri che porta generalmente ai classici attacchi di fame che vengono provocati da una consistente risposta insulinica. Resta il fatto però che una piccola carota non avrà mai lo stesso effetto sulla glicemia di due pacchetti di cracker. Alcuni suggerimenti per riconoscere se un’anguria è matura possono essere, per esempio, quello di controllare il picciolo dell'anguria che non deve essere secco, oppure quello di fare la classica verifica del "suono di vuoto" che si ottiene bussando leggermente con un pugno sulla superficie del frutto. La buccia deve presentarsi ben tesa ed il frutto deve essere sufficientemente pesante considerando la quantità di acqua al suo interno. Inoltre si consiglia di controllare il punto dove il frutto poggiava sul terreno durante la maturazione che deve essere di un colore giallo crema, se invece è bianco significa che il frutto probabilmente è stato raccolto troppo presto. Se dobbiamo comprare una sola fetta di anguria già tagliata bisognerebbe assicurarsi che la polpa sia di un bel rosso acceso ed i semi di colore nero perché se abbonda di semi bianchi vuol dire che il frutto non è ancora maturo. Per conservarla al meglio bisognerebbe avvolgerla nella pellicola da cucina e metterla nel cassetto della frutta. Io sconsiglio di congelarla, ma si può per esempio congelare il succo di anguria nei classici stampini del ghiaccio che possiamo poi sciogliere in acqua nei periodi più caldi per avere un effetto rigenerante. Un consiglio che vi do per gustare l’anguria, che personalmente amo, è quello di tagliarla a metà, svuotarla e tagliarla a cubetti, riporla all’interno de guscio appena svuotato, mescolarla con un mazzetto di foglie di basilico tagliate molto fini, lasciarla riposare in frigo per un’oretta e servirla! Ha indubbiamente un sapore particolare, ma stupisce sempre